Versione di latino ??
Answer:
[Cum aliquot ibi dies castra habuisset et Capuam reverteretur, Q. Fabius Maximus, dictator Romanus, in agro Falerno ei se obiecit.....]
SE E' QUESTA, LA TRADUZIONE E':
Dopo aver tenuto lì l’accampamento per alcuni giorni e mentre ritornava a Capua, Q. Fabio Massimo, dittatore romano, gli si oppose nel campo Falerno. Qui, chiuso dalle strettezze dei luoghi, riuscì a liberarsi di notte senza alcun danno dell’esercito e si fece beffe di Fabio, comandante astutissimo. E infatti a notte fonda incendiò delle fascine legate sulle corna dei buoi e scagliò una moltitudine sparpagliata di quelle bestie (lett.: di quel genere). Con quell’improvviso spettacolo, procurò all’esercito dei Romani un terrore così grande che nessuno osò uscire fuori dalla fortificazione. Non molti giorni dopo questa impresa, mise in fuga, dopo averlo attirato in battaglia con l’inganno, Marco Minucio Rufo, il capo della cavalleria che aveva potere pari al dittatore. Stando in Lucania., tolse di mezzo T. Sempronio Gracco, console per la seconda volta, dopo averlo attirato in un agguato. Allo stesso modo uccise nei pressi di Venosa Marco Claudio Marcello, console per la quinta volta. Sarebbe lungo elencare tutte le battaglie. Perciò sarà sufficiente questa sola affermazione dalla quale si può capire quanto grande egli sia stato: per tutto il tempo che fu in Italia, nessuno gli resistette in battaglia, nessuno dopo la battaglia di Canne pose l’accampamento contro di lui in campo aperto.
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eccola ciao!!!
Il passo è da: Cornelio Nepote, "Vite dei massimi condottieri." Vita di Annibale, cap. V. Non ho voglia di tradurtelo, avendo sottomano la traduzione di Carlo Vitali edita nella B.U.R. con testo a fronte (ti consiglio di acquistarla, avrai anche la possibilità di controllare, per altri eventuali passi dello stesso autore, se sono stati manipolati), te la trascrivo:
(...sui monti vicini a Roma). Vi rimase accampato alcuni giorni, poi si diresse verso Capua, quando Quinto Fabio Massimo, dittatore romano, gli si oppose. E qui Annibale, che si trovava chiuso in una angusta località, seppe cavarsela di notte, senza nessuna perdita, e si fece beffe di Fabio che pur era avvedutissimo comandante. Infatti fece legare fra le corna di una mandria di giovenchi fasci di rami secchi cui, a notte fonda, venne appiccato il fuoco; le bestie vennero poi cacciate in varie direzioni. A quella improvvisa apparizione l'esercito romano fu preso da tanto terrore che nessuno ebbe il coraggio di uscire dalla linea fortificata.
Pochi giorni dopo questo fatto, con uno stratagemma, adescò a combattere Tiberio Sempronio Gracco, console per la seconda volta; e con tali arti uccise presso Venosa Marco Claudio Marcello che era al suo quinto consolato.
Lunga sarebbe l'enumerazione di tutti i combattimenti; per avere un'idea della sua superiorità basterà dire solo questo: finché rimase in Italia, nessuno gli poté resistere in battaglia,nessuno dopo la battaglia di Canne pose il campo contro di lui.
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